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Quando l’ingegno imitò il lusso e lo superò

Nella Venezia del Settecento, l’ossessione per le cineserie e i mobili laccati orientali aveva raggiunto il suo apice. Tuttavia, la complessa tecnica della lacca tradizionale a più strati richiedeva tempi lunghissimi e costi sostenibili solo dalla grandissima aristocrazia. Fu in questo contesto di vivacità artigianale ed eclettismo che i marangoni (falegnami) e i laccatori veneziani perfezionarono una soluzione geniale e sorprendentemente moderna: la lacca ad arte povera (indicata nei repertori anche come lacca contraffatta).

La tecnica consisteva nell’incollare su superfici lignee stampe e incisioni a colori, ritagliate e composte a formare scene decorative, poi rifinite a mano con velature di colore per fondere i contorni e simulare l’effetto di una vera pittura.

L’illusione dipinta: dall’incisione al mobile

A dispetto del nome “povera”, questa tecnica richiedeva una maestria esecutiva straordinaria. Il procedimento si articolava in fasi rigorose:

  1. La realizzazione delle stampe: scene galanti, paesaggi pastorali, figure cinesi (chinoiseries) o composizioni floristiche venivano incise su rame, stampate su carta sottilissima e minuziosamente colorate a mano.
  2. La preparazione del fondo: il mobile in legno dolce (ad esempio larice, faggio, cirmolo, pioppo) veniva gessato e dipinto con campiture cromatiche vivaci — dai tipici verdi d’acqua veneziani ai gialli ocra, fino ai rossi anche violenti e agli azzurri cipriati.
  3. Il ritaglio e la composizione: le immagini venivano ritagliate con precisione millimetrica e incollate sul mobile creando racconti visivi unici.
  4. La sandracca: l’intero pezzo veniva ricoperto da decine di stese di vernice trasparente (la celebre sandracca o gommalacca chiara). Questo strato livellava lo spessore della carta, eliminando lo scalino visivo e regalando la stessa profondità e brillantezza di una pittura ad olio.
L’epopea dei Remondini di Bassano

Non si può parlare di lacca povera senza citare la stamperia Remondini di Bassano del Grappa. Nel corso del XVIII secolo, i Remondini diventarono una vera e propria potenza editoriale europea, producendo fogli figurativi pensati appositamente per essere ritagliati dai decoratori. Le loro incisioni offrivano un repertorio iconografico inesauribile, trasformando ogni mobile in un’opera narrativa ricca di dettagli aneddotici.

Bibliografia
  • G. Morazzoni, Il Mobile laccato del Settecento, Milano, 1958
  • S. Levy, Lacche Veneziane Settecentesche, Milano, 1967
  • C. Santini, Le Lacche dei Veneziani. Oggetti d’uso quotidiano nella Venezia del Settecento, Modena, 2003